Nasce il grande sconosciuto

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Una riflessione sul Natale di don Andrea Cristiani, che riporta Gesù di Nazareth dal mondo delle favole alla realtà concreta.

L’essenza del cristianesimo non è nulla di astratto e dogmatico, non è una dottrina generale o una morale, bensì una figura storica vivente: Gesù di Nazareth. In tanti anni di vita pastorale e di incontri con le persone più disparate, giovani o vecchie che frequentano la chiesa o non la frequentano, mi sono reso conto di un grande malinteso. Spesso la religione viene vista, come pura spiritualità spesso devozionale, miracolistica, tradizionale, formalista, superstiziosa, consolatoria. Alla base del senso religioso diffuso nella maggior parte dei battezzati vi sono elementari nozioni catechistiche, recepite negli anni dell’infanzia e mai più approfondite. La fede poggia dunque su fondamenti deboli e confusi. La persona di Gesù viene spesso avvolta da un alone mitico e falsificata da iconografie sdolcinate, la Sua umanità quasi dimenticata, la Sua natura divina mal compresa. Il Cristo è ridotto ad un personaggio esoterico che rischia di appartenere più al mondo delle favole che alla realtà della storia e del mondo. Ecco, il grande pericolo sta nel fatto che l’uomo più potente e rivoluzionario mai vissuto, che ha cambiato il corso della vita di miliardi di uomini, entri nella leggenda.

Le testimonianze storiche, tutte redatte all’interno delle prime comunità cristiane, non sono vere e proprie biografie; si può ancora discutere sulle autentiche parole uscite dalla bocca di Gesù, e su inesattezze relative ai luoghi e ai tempi, ma, nel suo insieme, il profilo del Nazareno che emerge dal Nuovo Testamento è unico e inconfondibile nel panorama delle religioni. La Sua vita, i Suoi insegnamenti, il Suo operato sono così stupefacenti da renderlo un personaggio del mondo contemporaneo; la Sua parola è più attuale di tutte le parole dei sapienti antichi e moderni, è pungente, risolutiva, decisiva e affascinante. Gesti, atteggiamenti e segni Lo pongono in un permanente dialogo con il mondo moderno. L’effluvio che emana la Sua vita cosmica assunta con la resurrezione è sostanzialmente rasserenante e gioioso. Egli ci promette un regno che non è di questo mondo e, nel contempo, ci esorta a costruirlo fin da ora sulla terra sul fondamento delle beatitudini e dell’amore. Egli ci parla di una nuova libertà che è decisiva rottura con il male per muoverci nel solo bene che è la vita stessa di Dio.
In questa nostra epoca, dominata del neoimperialismo armato e terrificante, ci invita a non lasciarci impressionare dalla volontà di potenza.

In questa epoca, contraddistinta dalla febbre delle borse e dalla finanza spietata, ci mette in guardia contro l’avidità del danaro e del vanitoso prestigio.
In questa epoca, dove uno dopo l’altro crollano i valori morali e gli ideali più alti, ci invita a diffidare del consumismo sfrenato e della ricerca esasperata del piacere.
In questa nostra epoca, in cui sembra che il primo valore dell’uomo sia l’efficientismo, ci invita a difendere la dignità dei più deboli, delle persone “scartate” e dei più poveri.
Non è necessario divenire asceti: è noto che Gesù beveva vino e amava mangiare con gli amici e gli avversari. Tantomeno “musoni”: Gesù biasima coloro che assumono atteggiamenti melensi per farsi compatire. L’insegnamento più pesante più difficile da seguire è quello di praticare il perdono e la rinuncia. Si tratta di una sfida continua e difficile e vale per ognuno di noi. Il Suo comandamento si riassume nel vivere l’amore senza sentimentalismi, rispettando tutti.

Auguro a tutti credenti e non credenti e anche agli appartenenti alle altre religioni di vivere il Natale conoscendo e ammirando il “festeggiato” e di praticare il Suo insegnamento lieto, fatto di non violenza, di giustizia, di misericordia e di pace