Orestea Africana a Montaione il 9/12

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Sabato 9 dicembre, ore 21:30
presso il Teatro Scipione Ammirato a Montaione (FI)

i richiedenti asilo ospiti del Movimento Shalom a Collegalli mettono in scena

ORESTEA AFRICANA
(Deg Nga Wolof)

con Abdolie Bonjang, Lamin Cham, Benjamin Compaore, Abass Dahabas, Chejk Djiba, Valentine Iowe, Alhaji Jadama, Sarjo Tourai, Patrick Tadjuidie, Issa Togola

regia di Andrea Mancini


ORESTEA AFRICANA (DEG NGA WOLOF) già rappresentato più volte per strada sceglie il Teatro Scipione Ammirato di Montaione per una vera e propria prima.

“Attori e musicisti – dice Paolo Pomponi, sindaco di Montaione – sono una decina di richiedenti asilo presenti a Collegalli, uno dei due Centri di Accoglienza Straordinaria presenti sul nostro territorio comunale, e di questo siamo particolarmente orgogliosi. Quella di affidare il “progetto profughi” al Movimento Shalom, che gestisce i due CAS con circa 40 ospiti, è stata fin dall’inizio, nel 2015, un’idea vincente, fortemente sostenuta dalla mia Amministrazione Comunale. Risultati come questo ne sono la prova più evidente”.
L’ORESTEA AFRICANA racconta una società tribale che si trasforma in un consesso civile, nell’Atene classica, simbolo della nostra realtà occidentale. Oreste ammazza la madre, rea di aver ucciso suo marito Agamennone, e viene perseguitato dalle Erinni, sorta di demoni della foresta. Alla fine queste stesse Erinni diventano le sue protettrici, dopo che Atena ha istituito il primo processo e Oreste è stato assolto dalle sue colpe. Il testo naturalmente è riassunto in poche battute, messe a commento di azioni che sono tutte di musica e danza di grandissima suggestione.
Il secondo dopoguerra ha visto numerosi allestimenti dell’ORESTEA di Eschilo; in particolare quello di Vittorio Gassman, con la traduzione di Pier Paolo Pasolini, che avrebbe voluto girare anche un film (ci resta il suo Appunti per un’Orestiade africana). In quello spettacolo si raccontava la trasformazione delle Erinni in Eumenidi, come se fosse l’uscita dal mondo agricolo verso quello industriale, le grandi migrazioni da sud a nord; siamo alla fine degli anni Cinquanta e c’era comunque una nota positiva, non priva appunto – altrimenti il lavoro di Pasolini non avrebbe avuto senso – di alcuni segnali d’allarme: questi Spiriti devono vigilare sull’integrità di Oreste, sui pericoli della civiltà, rispetto alla foresta.
“È stata proprio questa – dice il regista – la linea che abbiamo scelto di rappresentare, radicalizzandola ancora di più e descrivendo il passaggio dalla civiltà tribale a quella democratica, come se fosse la fuga dall’Africa verso l’Europa, con un simbolico attraversamento del mare, una salvezza e anche una condanna. Questo – e sono le frasi finali della nostra Orestea -, a patto che gli Spiriti della foresta, quelli che rappresentano origine e passato di questi uomini, restino vigili, attenti a non dimenticare, a mantenere integra la loro natura selvaggia”.
Lo spettacolo è il nuovo lavoro del gruppo nato da qualche mese dai richiedenti asilo ospiti della Casa della Pace che il Movimento Shalom ha da anni realizzato in quell’antico insediamento, conosciuto come chiesa di San Vito e Modesto. Lì un folto gruppo di persone ha lavorato con entusiasmo al progetto, dedicando gran parte del loro tempo alle prove e anche alla costruzione dei costumi e degli strumenti musicali.
“Ne è nato un lavoro importante – dice don Andrea Cristiani, fondatore e leader di Shalom – che riesce a raccontare meglio di altro le problematiche e anche l’orgoglio di questi giovani, eccezionali testimoni di un mondo in via di sviluppo che, pur nelle difficoltà più tremende, deve continuare a tenere la testa alta, a cercare pace e comprensione tra gli uomini di ogni parte del mondo”.