Peace Writers 2017: i vincitori delle scuole superiori

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Questi i vincitori del concorso Peace Writers, premiati durante la Festa della Mondialità dell’8 dicembre. Quest’anno il tema da elaborato era la DISUMANITA’


 

I classificata: Caterina Del Bene – classe 4 B Liceo Marconi di San Miniato

Il peso della luce

Ho sempre sognato esseri fantastici nelle mie lunghe notti senza riposo. Una volta mi è venuta a trovare una strana bambina credo di undici anni; aveva gli occhi lucidi e profondi e la delicata armonia della pelle rosata era interrotta da vaste chiazze grigie, che si estendevano con prepotenza sul suo corpo. Aveva una grande luce rossa che pulsava nel lato sinistro del suo petto, proprio dove dovrebbe essere il cuore. Mi ricordo bene quella luce perché mi fece sentire a casa, come se lo scopo della mia intera vita fosse stato osservarla per sempre. Penso che quella luce fosse il suo cuore, dato che la sua intensità aumentava e diminuiva con un ritmo uguale a quello di un battito cardiaco normale, ma non ne sono affatto sicura, perché era così grande per un esserino così piccolo. La grande luce si rifletteva negli occhi neri della bambina, due pozzi profondi più del mare, ma attraverso cui si poteva vedere benissimo il fondo. Ecco, questo era l’unico difetto di quella bambina perfetta, le si poteva guardare attraverso, come si fa col vetro più trasparente. Ogni minima emozione o sentimento si rifletteva in quei pozzi e, a contrasto con l’oscurità dello sfondo, emergeva ancora più chiaramente. Mi riferì di chiamarsi Aida e di provenire da un mondo parallelo, dove regnava la razza disumana. In quel luogo le persone avevano la pelle grigia, gli occhi spenti e il cuore marcio. I sentimenti non esistevano lì: le mani delle persone non si intrecciavano mai e nessuno faceva l’amore, ma si procreava e basta, senza amore o la minima passione. Le persone non si aiutavano, ognuno viveva la propria vita in modo indipendente; parlavano tra loro, le famiglie esistevano e anche gli amici, ma non c’era amore in nessuna di queste azioni. Le persone studiavano solamente per svolgere al meglio il lavoro che era già stato assegnato loro dalla nascita in base alla famiglia in cui erano nate, avevano amici soltanto per raccontarsi quali attività avevano svolto durante la giornate. I disumani si sposavano soltanto per reddito e secondo un contratto stipulato dai genitori, le persone sarebbero state uccise se avessero svolto qualsiasi attività che non fosse rientrata negli schemi assegnati dalle regole della società. Tuttavia nessuno nasceva così, niente affatto: tutti nascevano con un grande cuore rosso e lucente e la capacità di provare sentimenti ed emozioni. Purtroppo tutto questo veniva soppresso attraverso un’iniezione fatta al neonato prima che potesse sorridere per la prima volta: gli occhi e il cuore lentamente si spegnevano e la pelle diventava a poco a poco più grigia, in pochi anni la trasformazione sarebbe stata completa. Nel caso di Aida l’iniezione non funzionò, ma nessuno se ne accorse, perché il veleno non avrebbe fatto effetto subito. Il cuore della bimba continuò però a splendere anche quando non avrebbe dovuto, tanto che fu costretta a cercare di coprire la luce con un lembo di stoffa molto spesso sotto i vestiti e a dipingersi la pelle di grigio per molto tempo. Il trucco stava funzionando perfettamente, se non fosse stato per quei grandi occhi neri che non riuscivano a mentire a nessuno. Per tanto tempo la bambina tentò di nasconderli abbassando lo sguardo, ma niente funzionava contro l’impeto delle sue emozioni. Aveva bisogno di guardare dritto negli occhi di qualcuno e non avere paura di nascondere niente, ma nessuno avrebbe capito, anzi, la avrebbero uccisa. Aida era sola in un mondo di persone sole, in un mondo in cui se un anziano si fosse sentito male lungo la strada, nessuno lo avrebbe aiutato, ma tutti avrebbero calpestato il suo corpo, mentre passavano distratti per andare al lavoro. Non era un mondo di odio ma era un mondo di indifferenza, che è molto molto peggio, perché l’odio comporta, comunque sia, l’implicazione di forti emozioni verso gli altri individui, ma l’indifferenza no, l’indifferenza è totale disinteresse. Era un mondo in cui nessuno aiutava nessuno, in cui l’unica cosa degna di essere seguita era il lavoro e il denaro, nient’altro era importante. Aida si sentiva estranea a questo mondo così diverso da lei, si sentiva circondata da lance di ghiaccio che si disponevano in cerchio tutt’intorno a lei e più sarebbe cresciuta, più il suo cuore sarebbe diventato grande e più sarebbe stato facile urtare quelle lance di ghiaccio. Aida si sentiva schiacciare sotto il peso del suo stesso mondo, sotto il peso di chi avrebbe dovuto essere, di quella solitudine e di quell’indifferenza dilaganti. Era un mondo egoista, un mondo di esseri viventi legati tra loro soltanto da convenzioni. Il peso dell’assenza di amore gravava sulla sua schiena come il mondo sulle spalle di Atlante; Aida era curva sotto il peso del suo dolore. Non poteva mostrare niente di quello che provava, né il dolore, né l’odio né tantomeno l’amore. Il suo cuore stava diventando tanto grande da non poter più essere nascosto con un semplice pezzo di stoffa e presto tutti se ne accorsero. Aida divenne presto preda di violenti attacchi da parte dei suoi coetanei e, essendo consapevole che la sua fine era ormai imminente e che l’avrebbero presto prelevata degli squadristi per ucciderla (l’iniezione non avrebbe fatto effetto in età avanzata), era venuta in questo mondo attraverso portali interdimensionali unidirezionali, consapevole di non poter più tornare indietro. Mi riferì che gli esseri disumani avevano diffuso il veleno presente nell’iniezione nel nostro mondo e che erano ormai stati tutti contaminati tranne me, che ero quindi l’unico essere vivente degno di poter proteggere il suo grande cuore lucente. “Gli esseri disumani non possono colpirti in questo mondo e il mio cuore sarà al sicuro, mentre io sono ormai perduta per sempre; non posso vivere qui”. Durante tutta la durata del suo racconto mi chiesi sempre se fosse davvero una bambina e più parlava più mi accorgevo che doveva essere cresciuta in fretta. Mi consegnò il suo cuore ed era tanto splendente che non riuscivo a guardarlo direttamente; subito dopo sparì. Mi svegliai dal sogno con una sensazione di capogiro, allora andai in bagno e mi guardai allo specchio. I miei occhi erano profondi, trasparenti e luccicanti, nella parte sinistra del mio petto splendeva una grande luce rossa. Andai fuori e, senza paura, la mostrai a tutti.


 

II classificato: Federico Rossi – classe 4 E Liceo Marconi di San Miniato

L’uomo è disumano… quante scuse …

L’uomo è disumano. E’ possibile, mi chiedo io, che l’uomo compia atti talmente gravi da fargli perdere qualsiasi sua caratteristica che lo ha sempre distinto dagli animali? Non ci voglio credere.
Ci sono persone che giudicano disumana la guerra, ma credo sia necessaria per raggiungere la pace; in fondo anche la povertà che affligge, ad esempio, il continente africano, (giudicata anch’essa conseguenza di una completa mancanza di umanità di chi non fa niente per sconfiggerla), non è una nostra diretta colpa, e comunque nessuno fra noi riuscirebbe a far fronte a tale problema, soprattutto a livello economico; per non parlare del chiudere le frontiere di un paese a coloro che hanno bisogno di aiuto, a chi non vuole altro che un po’ di cibo e un letto. Non è poi così tanto grave come decisione: il paese stesso si deve tutelare dall’accogliere troppe persone, perché ci verrebbe a costare fin troppo gestire una cosa del genere e magari ci sfuggirebbe di mano.
Parliamo anche di casi però a noi più vicini, più concreti nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, direste che è disumano avere un comportamento omertoso nei confronti di atti di bullismo? No, non penso, è meglio non immischiarsi in certi impicci che magari portano ulteriori problemi; se proprio dovessimo fare qualcosa, combattiamo questo male sui social, sui nostri cellulari, di modo che riusciamo a dire la nostra, ma senza esporsi troppo; infondo, sappiamo tutti che dietro ad uno schermo è più facile avere coraggio di dire certe cose.
Voglio porvi un altro semplice esempio, che sono sicuro che vi farà avvicinare definitivamente alla tesi che sostengo; pongo il caso in cui una ragazza, che ha appena dato alla luce un figlio, che magari non si sente in grado di avere responsabilità così grandi, oppure non ha le risorse economiche adeguate per garantire al piccolo una vita appropriata, decida di buttarlo via. Questa decisione non è poi troppo sbagliata: non poteva mica rovinarsi la vita.
Adesso, c’è solo una cosa che spero, che almeno una di queste affermazioni, vi abbia dato fastidio, vi abbia fatto dire “no, non sono d’accordo!”, vi abbia fatto sentire estranei a certi comportamenti.
Ed ecco allora, che dentro di voi è emersa la vostra umanità, ciò che vi ha portato a dire, “no, io non faccio parte di tutto questo”, ed è così che noi possiamo scegliere di essere umani.
Ci distinguiamo dagli animali perché siamo in grado di scegliere, scegliere da che parte schierarsi, e ciò che forse non capiamo, è che ognuno di noi può fare la differenza, perché io come persona, comportandomi in un certo modo, posso trasmettere tale comportamento agli altri, come ci ha insegnato, ad esempio, Madre Teresa di Calcutta. In un’intervista, un giornalista la invitava a ritirarsi da una vitta spesa per aiutare i bisognosi, in quanto alla sua morte il mondo sarebbe rimasto identico a prima. A tale affermazione lei rispose: “Vede, io non ho mai pensato di poter cambiare il mondo! Ho cercato soltanto di essere una goccia di acqua pulita nella quale potesse riflettersi l’amore di Dio. Le pare poco? Cerchi di essere anche lei una goccia di acqua pulita e così saremo in due”. Dichiarando questo, è riuscita a rispondere ad una domanda che avrebbe messo un po’ tutti in difficoltà.
Per lo stesso principio dobbiamo impegnarci a tirar fuori quel sentimento che prima è emerso, perché solo in questo modo la disumanità potrà essere contrastata in modo concreto e tutti noi potremmo definirci esseri umani.


 

III classificata: Kapidani Adelaida – classe 4 I del Liceo Marconi di San Miniato

Una rosa

Ora so.
So che il tuo non era vero amore,
era solo una meschina paura :
violenza e dolore,
il mio corpo maltrattato.
Il volto ormai distrutto,
che cantava canzoni d’amore per te,
ora tace.
Attendeva che la tua follia giornaliera,
l’ultimo pugno, l’ennesimo gesto
di un uomo piccolo, finissero.
Perchè oggi,
io oggi ho ripreso a cantare.
Sono migliore di te, piccolo uomo.
Riesco a sentire il vero amore,
l’amore per quello che è:
per me stessa.
Mi sono salvata,
sono riuscita a dire basta,
basta a quelle meschine paure.
Credo in me, sono forte come una guerriera.
L’orrore della violenza
invade tutti, senza pietà
e l’uomo cade nella disumanità,
un vortice terribile,
quel sentimento solo di odio e omertà.
Senza temere mai,
dì di no,
sii fiera di farlo.