Tornano i fagiolini del Burkina Faso

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Arrivano sui banchi dei supermercati di Unicoop Firenze i fagiolini verdi del Burkina Faso. Atterrano in Italia 120 tonnellate di prodotto che in gran parte sarà venduto nei negozi di tutta la Toscana a partire dal 30 gennaio, un periodo in cui la stagionalità non consente di commercializzare il prodotto italiano. Il progetto nato grazie al Movimento Shalom nel 2005 è diventato fondamentale di sussistenza e di sviluppo agricolo.

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L’accordo firmato fra la cooperativa Scobam di Konguossì e Coop ha consentito di mettere a coltura 25 ettari di terreno in cui lavoreranno 150 famiglie.

La storia dei fagiolini del Burkina viene da lontano. Unicoop Firenze è già lì nel 2005 quando in collaborazione con il Movimento Shalom dà il via ad un commercio equo e solidale. Il successo dell’iniziativa fu così clamoroso che l’accordo divenne un modello di cooperazione fra Europa e Africa. Per finanziarlo l’Unido (Agenzia delle nazioni unite) stanziò alcuni milioni di euro che furono gestiti direttamente dal governo del Burkina Faso. Un fiume di danaro che si perse nei meandri ministeriali e del quale agli agricoltori di Kongoussì non arrivò neanche una goccia. Purtroppo i meccanismi di dialogo intergovernativi e le relative difficoltà, hanno finito per vanificare completamente il progetto. Fu così che per due anni il filo fra Coop e Scobam si spezzò.

La collaborazione si è però riallacciata a dicembre 2011, quando i contadini si sono rivolti direttamente a Coop tramite Shalom perché riprendesse il commercio di fagiolini con il Burkina.

L’Africa è terra ricca per uomini poveri. Si muore di fame in un continente che potrebbe essere il granaio del mondo.

È così anche in Burkina Faso, il “Paese degli uomini retti”, almeno nella speranza di chi gli diede quel nome. Qui si coltiva come mille, duemila anni fa: con l’aratro trainato da un bue o da un asino. Quando va bene se ne ricava appena per sfamare la famiglia. Ma non tutti si rassegnano.

A Kongoussì, a poche decine di chilometri dalla capitale Ouagadougou, alcuni agricoltori si sono riuniti in cooperativa, la Scobam appunto. La loro è una storia di fatica e caparbietà. La società di logistica e la cooperativa agricola di Kongoussì in questi anni hanno effettuato i primi investimenti per far partire la campagna con mentalità imprenditoriale, ritenendo superata e dannosa la fase assistenziale e burocratica dei progetti di cooperazione internazionale.

La vendita dei fagiolini significa molto per loro. Vuol dire una migliore alimentazione per le famiglie, poter comprare un po’ di carne. E significa soprattutto poter dare un po’ di speranza alle generazioni future.