Luciano Marrucci, un poeta a San Miniato

Luciano Marrucci, un poeta a San Miniato

Un volume importante quello appena uscito per La conchiglia di Santiago, si tratta del libro di Andrea Mancini, L’uomo della melagrana. Luciano Marrucci poeta e prete, una pubblicazione (sono quasi duecento pagine,  con un trentaduesimo di immagini anche mai viste)  realizzata nel novantesimo anno dalla nascita di don Luciano Marrucci (1929-2015), grande e singolare figura di sacerdote sanminiatese, importante soprattutto per i suoi meriti letterari.

Il libro ha avuto l’apporto del Movimento Shalom e del Consiglio regionale della Toscana, che ne ha parzialmente finanziato la pubblicazione in occasione della Festa della Toscana 2019, nel bando: I Grandi Toscani. Celebrazione di personalità illustri e istituzioni storiche toscane.

Don Marrucci è stato direttore per quasi quindici anni (tra il 1976 e il 2000) dell’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, il più antico festival teatrale italiano, attivo ininterrottamente dal 1947.

Il sacerdote fu scoperto come poeta dal grande critico Sergio Solmi, che oltre a farlo uscire nel 1973 nella prestigiosa Antologia dello Specchio di Mondadori, ne curò una raccolta di liriche per l’editore Scheiwiller di Milano.

Nella sua vita don Luciano ha pubblicato numerosi libri, ma si segnala la traduzione di “Pittura su legno” di Ingmar Bergman per l’editore Einaudi. Ha diretto per molti anni il settimanale La Domenica e una prestigiosa casa editrice di libri d’arte, L’Orcio d’Oro, con la quale ha pubblicato edizioni pregiate.

Molti suoi testi teatrali sono andati in scena, con grandi attori e in festival importanti. Si ricorda ad esempio Il principe felice di Wilde, in un adattamento, andato in scena a Roma, con Alessandro Preziosi, La profuga e Pittura su legno, ambedue prodotti dall’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato.

Il racconto di Mancini parte dall’infanzia di don Luciano, facendo scoprire al lettore momenti di grande intensità, a partire dagli anni Trenta, quando Marrucci frequentava le scuole dentro al convento di San Paolo, con una singolare figura di insegnante, il maestro Bohner, di origine austriaca, con difficoltà a parlare dei “nostri” nella prima guerra mondiale. I suoi “nostri” erano evidentemente assai diversi da quelli dei ragazzi italiani.

Poi tante “avventure”, compresa la ricerca del padre in Africa, i viaggi in tutto il mondo, che gli ispirarono il suo “Taccuino del viandante” e tanto altro. Tra l’altro nel 1990, insieme al Movimento Shalom, nelle persone di don Andrea Cristiani e  di don Donato Agostinelli, andò in Amazzonia, rimanendo colpito dalle persone e dai luoghi, da quella che allora si chiamava Teologia della Liberazione. In tutto questo importante anche il suo “ritorno a casa”, sulla collina amata di Moriolo. È su quel colle, del resto, che don Luciano ha voluto anche la sua sepoltura. In appendice San Miniato nel tempo, antologia di testi inediti che Marrucci ha dedicato alla sua città.


Andrea Mancini lavora come attore, regista, drammaturgo. Ha scritto numerosi libri e articoli di storia ed organizzazione del teatro e del cinema e realizzato mostre e spettacoli in ogni parte del mondo, fino al Lincoln Center di New York. È stato docente universitario, editore, operatore nelle carceri, nei manicomi, creatore di festival. Ha diretto numerosi teatri e più di recente (2011) ha fondando La conchiglia di Santiago, una casa di produzione cinematografica e teatrale. L’ultimo libro è “Orestea Africana,. Un’esperienza di teatro con richiedenti asilo”, Cesvot edizioni 2019.

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