IL PROGETTO “7 GENNAIO” : STORIA DI UN GRANDE GESTO D’AMORE

Decine e decine di migliaia di euro presto si sono trasformati in ferri da armatura e cemento, mattoni e calce, vernici e suppellettili. Non ci restava altro che inaugurare la scuola, la scuola del nostro amato Matteo.
Per questo motivo, guidati dall’energia di Gabriele, ci siamo tuffati a capofitto nel pianificare una serie di incontri di sensibilizzazione nelle scuole e nelle parrocchie , abbiamo distribuito salvadanai, magliette e gadget, coordinato coreografie allo stadio raccogliendo offerte, richiesto contributi alle istituzioni e alle aziende, organizzato cene di autofinanziamento, lotterie, fiere di beneficienza, feste della carità, gare ciclistiche, tornei di calcetto e ,grazie alla sinergia con i volontari di tante sezioni del Movimento Shalom sparse in tutta Italia, siamo riusciti nell’intento. Il progetto “ 7 gennaio” in soli tre anni era diventato ormai “Ecole 7 gennaio”. Le raccolte di fondi e le piccole donazioni ottenute da un numero impressionante di persone hanno fatto sì che queste, come piccoli rivoli di acqua, abbiano potuto ingrossare il grande fiume della solidarietà. Decine e decine di migliaia di euro presto si sono trasformati in ferri da armatura e cemento, mattoni e calce, vernici e suppellettili. Non ci restava altro che inaugurare la scuola, la scuola del nostro amato Matteo.

Una volta scesi dai pulmini fummo accolti da due ali di bambine, alunne della scuola, vestite con una sgargiante divisa color blu cielo, che, cantando canzoni di benvenuto ci scortavano al centro della scena. Il Vescovo Giovacchino ci venne incontro abbracciandoci tutti come se ci conoscesse da una vita. Alternando balli e canti popolari i relatori si susseguivano parlando da una sgangherata altana di legno.
Quando fu il mio turno mi accompagnarono Gabriele e Roberta. Per l’occasione, per evitare che la commozione prendesse il sopravvento, avevo scritto il discorso.Con un groppo alla gola e la voce strozzata dall’emozione riuscii a leggerlo, lentamente, per permettere al nostro Jonas di tradurre in francese e nel dialetto locale.“ Mi resi subito conto di non parlare a una platea di persone bensì ad un solo individuo. Sì a lui. Proprio a lui. A Matteo. Non per chiedere il suo apprezzamento su ciò che avevamo fatto, ma per consegnargli, in modo simbolico, le chiavi dell’opera: la sua scuola. Dopo, Gabriele ringraziò tutti per l’impegno profuso e ripercorse commosso, tutto il cammino fatto per realizzare il progetto. Questa è la storia di quel grande gesto d’amore che abbiamo voluto chiamare “7 gennaio”.
Silvio Della Maggiore