Non siamo tutti uguali

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E’ di questi giorni un articolo di Antonio Rossitto con prima pagina del settimanale Panorama che si intitola: Il commercio delle adozioni.

Ci preme sottolineare – dichiara Vieri Martini, presidente del Movimento Shalom – che il titolo e anche i contenuti dell’articolo rappresentano un punto di vista parziale. Non tutti siamo uguali, ci sono enti che lavorano onestamente seguendo la legge, cercando il bene primario dei bambini e con costi contenuti; Shalom è uno di questi”.

Il Movimento Shalom al momento è operante, per quanto riguarda le adozioni internazionali, solo in Burkina Faso. Abbiamo l’orgoglio di essere uno degli enti che fanno adozione internazionale solo come extrema ratio, nel senso che facciamo di tutto, attraverso i progetti di cooperazione e il sostegno in loco, per permettere ai bambini di poter crescere nel proprio paese e nel loro contesto (come previsto dalla legge, spesso disattesa da alcuni enti che invece hanno fatto un vero e proprio business sull’adozione internazionale incuranti di fare vera cooperazione). Quando questo non è possibile e, nel nostro caso, lo stato del Burkina inserisce un bambino nel percorso dell’adozione internazionale, dichiarandolo adottabile, cerchiamo una famiglia italiana che possa occuparsi di lui o di lei. ”Non ci sono dei genitori che vogliono a tutti i costi un bambino, ma c’è prima di tutto un bambino o una bambina che cerca l’amore di una famiglia” – dichiara don Andrea Cristiani, fondatore di Shalom. Ecco come lavora il nostro Movimento con trasparenza e determinazione.

Il panorama generale resta comunque da attenzionare preoccupandoci soprattutto del contenimento dei costi, della trasparenza delle procedure e di fornire un adeguato sostegno alle famiglie. Non vorremmo che la preoccupazione di taluni (anche fra gli enti) per il calo dei bambini adottati, sia solo o perlopiù un problema economico di mantenimento della propria attività. Non importano i numeri, contano i bambini.

A questo proposito presto uscirà un libro edito dalle famiglie Shalom dove le coppie adottanti raccontano i loro percorsi. Noi non ci troviamo affatto nelle denunce dell’articolo e riteniamo doveroso fermare chi dei bambini ne fa un commercio e, se ciò corrisponde a verità, ci auguriamo che siano prese misure adeguate per fermare l’ignobile sfruttamento. Solo a titolo di informazione i nostri bambini sostenuti a distanza superano ampiamente ormai i 20.000. E’ solo un esempio del nostro impegno perché abbiano una vita serena e dignitosa nei loro paesi.